Inizia oggi a Roma il pre-vertice del Food System Summit 2021 (questo il sito in italiano) previsto per il mese di settembre a New York. Questo raduno mondiale, indetto dall’ONU, è stato convocato con un ambizioso obiettivo: coinvolgere i principali attori del sistema alimentare mondiale nel raggiungimento dei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile dettati dall’Agenda 2030.

Una nota del governo annuncia la presenza oggi del premier Draghi

Oggi lunedì 26 luglio, alle ore 15.00, il Presidente del Consiglio Mario Draghi interverrà -informa la nota- all’evento di Alto livello del Pre-Vertice del Summit sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite, ospitato dal governo italiano”.

Ma questo evento preparatorio italiano parte anche con una serie di critiche di organizzazioni, espressioni della società civile di tutto il mondo, che hanno rifiutato un coinvolgimento formale al vertice non condividendone i principi su cui nasce.

Le critiche al pre-vertice di Slow Food che rifiuta di partecipare

L’associazione di Carlin Petrini, Slow Food, attraverso una lettera indirizzata al segretario ONU António Guterres e firmata da altre 550 organizzazioni operanti nel settore alimentare, ha rispedito al mittente l’invito a prendere parte al pre-summit romano.Il rischio più grande, spiega l’associazione (qui il link) «è rappresentato dal corporate capture, quel fenomeno per cui l’industria privata usa la sua influenza politica per prendere il controllo dell’apparato decisionale dello Stato, come le agenzie di regolamentazione, gli enti che applicano la legge e i governi. Tutto ciò può tradursi in leggi e politiche di cui beneficiano le corporazioni, mentre spesso l’ambiente, le persone a basso reddito e le comunità di colore risultano danneggiate».

A spaventare le associazioni sono le possibili ingerenze che il settore privato può esercitare sulle politiche dei singoli Stati. «Invece di riconoscere i governi come portatori di doveri e le persone come titolari di diritti», spiega Slow Food, «il vertice promuove un modello che assegna al settore aziendale un ruolo di primo piano, senza tenere conto dello squilibrio di potere, dei conflitti di interesse e della mancanza di accountability. In questo modo il settore privato, in quanto tale, non ha l’obbligo di rendere conto a qualcuno di ciò che fa».

Ieri il quotidiano il Manifesto è uscito con un articolo firmato da Nicoletta Dentico, con un titolo esplicito: l’insostenibile summit Onu, annunciando le protesta dei movimenti.

Sotto accusa sono i Paesi ricchi che, scrive il Manifesto “hanno inaugurato lo spreco del cibo come prassi, a causa di una iper-produzione scellerata e insostenibile. Disfunzioni strutturali che sono esplose durante la pandemia.
Ma il vertice dell’ONU sui Sistemi Alimentari convocato dal Segretario Generale e previsto a New York a settembre, non attacca nessuna di queste questioni”.

Posizioni critiche sono giunte anche dall’attuale Rapporteur speciale dell’ONU sul diritto al cibo Michael Fakhri e dal suo predecessore Oliver De Schutter, nonché da rappresentanti del mondo politico e scientifico direttamente coinvolti nella preparazione del Vertice, alcuni dei quali hanno denunciato in itinere le inedite opacità di governance del processo.

L’apertura dei lavori deve vedersela oggi con oltre un migliaio di organizzazioni dei produttori di piccola scala, della società civile, dei movimenti di agricoltori, allevatori e pescatori, delle comunità dei popoli indigeni che si riuniranno in eventi virtuali e fisici in tutto il mondo per manifestare il loro totale e competente dissenso.

È la prima volta che avviene una rottura del genere, nella agenda molto regolamentata del cibo: un indizio da prendere in serissima considerazione.