Il commento di Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano

Cia, serve risposta negoziale immediata dell’Ue

Federico Gordini, presidente MWW Group

 Antonio Michael Zaccheo patron vini Carpineto

Donald Trump ha annunciato i nuovi dazi reciproci (A MODO SUO aggiungiamo noi) globali per “i Paesi di tutto il mondo”. Le tariffe saranno diversificate a seconda dei Paesi: al 46% per Vietnam, 32% per Taiwan, 10% per Brasile e 34% per la Cina. Le misure toccheranno anche l’Unione Europea con dazi al 20%.

Oggi è il giorno della Liberazione, l’America sarà ricca di nuovo”, ha dichiarato il presidente americano. Domani, giovedì 3 aprile, entreranno in vigore quelli del 25% su tutte le automobili non prodotte negli Stati Uniti.

Il commento di Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano

Apprendiamo ora dai media che gli USA hanno introdotto tariffe aggiuntive pari al 20%. Si tratta di una tariffa fissa su tutte le importazioni che colpisce anche il nostro prodotto. I dazi sul nostro prodotto passano quindi dal 15% al 35%. Di certo la notizia non ci rende felici, ma il Parmigiano Reggiano è un prodotto premium e l’aumento del prezzo non porta automaticamente ad una riduzione dei consumi. Lavoreremo per cercare con la via negoziale di fare capire per quale motivo non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro che non è in reale concorrenza con i parmesan americani.  Ci rimboccheremo le maniche per sostenere la domanda in quello che è il nostro primo mercato estero e che rappresenta oggi il 22,5% della quota export totale. Il Parmigiano Reggiano copre circa il 7% del mercato dei formaggi duri a stelle e strisce e viene venduto a un prezzo più che doppio rispetto a quello dei parmesan locali. Noi non siamo affatto in concorrenza coi formaggi locali: si tratta di prodotti diversi che hanno posizionamento, standard di produzione, qualità e costi differenti: è pertanto assurdo colpire un prodotto di nicchia come il Parmigiano Reggiano per proteggere l’economia americana. Nel 2019, quando Trump introdusse tariffe aggiuntive pari al 25%, il Parmigiano Reggiano fu il prodotto più colpito con un incremento del prezzo a scaffale dai 40 ai 45 dollari al chilo. Fortunatamente i dazi sono poi stati sospesi il 6 marzo del 2021 e non ci hanno creato problemi in termini di vendite. Gli americani hanno continuato a sceglierci anche quando il prezzo è aumentato. Negli Stati Uniti chi compra il Parmigiano Reggiano fa una scelta consapevole: ha infatti un 93% di mercato di alternative che costano 2-3 volte meno. Imporre dazi su un prodotto come il nostro aumenta solo il prezzo per i consumatori americani, senza proteggere realmente i produttori locali. È una scelta che danneggia tutti. Oggi, il vero nemico dei produttori di latte non sono le loro controparti estere, ma i prodotti che vengono chiamati ‘latte’ o ‘formaggio’ pur non avendo alcuno legame con terra e animali, come i cibi a fermentazione cellulare”

Dazi Usa: Cia, serve risposta negoziale immediata dell’Ue

Ridefinire politica mercati globale che ha fallito

La scure di Trump è arrivata, con l’annuncio di dazi al 20% che colpiranno indistintamente tutti i prodotti europei, a partire dall’agroalimentare Made in Italy. Per questo serve subito una risposta ferma e immediata dell’Ue per aprire una trattativa e scongiurare una guerra commerciale con un’escalation devastante in cui perderebbero tutti. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini.    

La politica dei dazi è sbagliata e controproducente -ribadisce Fini-. Adesso non bisogna andare in ordine sparso ma agire uniti come Europa, con un approccio non di sudditanza. Occorre un’azione diplomatica rapida, forte e decisa”. Va recuperato, insomma, quel sogno europeo di coesione che aveva animato i padri fondatori e che si è via via sgretolato, con gli Stati membri sempre più arroccati su posizioni e interessi nazionalistici, ritrovando un approccio condiviso e mirato per reagire alle forzature di Trump.

Allo stesso tempo, continua il presidente di Cia, “è necessario ridefinire le politiche di globalizzazione, che evidentemente stanno mostrando tutte le loro crepe, anche attraverso il ruolo del WTO”.       

Federico Gordini, presidente MWW Group: “I dazi del 20% annunciati da Trump sono un gravissimo errore politico del Presidente americano che innesca una guerra commerciale con ripercussioni sulle principali economie mondiali”.

Il grave errore nella comunicazione del nuovo Codice della Strada che ha portato a un calo considerevole dei consumi fuori casa nel primo trimestre 2025, il dibattito sugli effetti del vino sulla salute (con la minaccia di etichettature simili a quelle del tabacco) e ieri l’annuncio di Donald Trump che dichiara l’introduzione di dazi universali del 20% sulle importazioni europee, con un impatto particolarmente forte per il settore agroalimentare e vinicolo italiano. Per l’industria del vino e degli alcolici, la misura annunciata è particolarmente preoccupante.

Il presidente di Milano Wine Week, Federico Gordini, analizza la mossa dell’amministrazione statunitense: “I dazi del 20% annunciati da Trump sono un gravissimo errore politico del Presidente americano, che innesca una guerra commerciale con ripercussioni sulle principali economie mondiali. Un ennesimo atto autoritario e comunicato con i consueti toni inaccettabili – elementi quasi surreali ai quali abbiamo purtroppo fatto abitudine – del quale i primi a essere scontenti dovrebbero essere gli americani stessi”. 

Oltre ai danni diretti che si verificheranno sulle esportazioni europee, la crescita dei costi dei prodotti potrà determinare un aumento dei prezzi per i consumatori, con un impatto anche sui mercati secondari. In particolare, l’aumento dei dazi sulla birra del 25%, mentre gli altri prodotti a base di alcol subiranno un dazio del 20%, potrebbe penalizzare duramente le piccole e medie imprese, che rappresentano una fetta significativa delle esportazioni europee negli Stati Uniti.

“Serve una risposta comune e molto determinata da parte dell’Unione Europea a tutela di tutti i settori colpiti da questo provvedimento”, continua Gordini. “È necessario lavorare sia per rispondere a tono ai dazi imposti che per trovare scenari diplomatici che portino a un negoziato costruttivo e rendere meno lesive queste sanzioni. Nel contempo, serve lavorare per negoziare condizioni migliorative verso tutti gli altri mercati, eliminando le disparità di trattamento tra Paesi membri dell’UE”.

In questo scenario, l’industria europea si trova a dover fare i conti con la dura realtà di una guerra commerciale che rischia di danneggiare i più vulnerabili, mentre la politica statunitense sembra voler continuare a spingere per politiche protezionistiche.  

Risulta evidente come L’Unione Europea ora più che mai debba prendere in mano le redini della situazione unendo le forze per rispondere a questa sfida con determinazione e unità. Le parole di Gordini evidenziano come i dazi, storicamente, non solo hanno danneggiato i Paesi destinatari, ma anche l’economia interna degli Stati Uniti. “I dazi, da quelli applicati dall’ultima amministrazione Trump sulle lavatrici a quelli imposti sotto William McKinley negli anni ’90 dell’Ottocento (che causarono ondate di inflazione), alle tariffe Smoot-Hawley degli anni ’30 (che aggravarono la Grande Depressione), si sono rivelati sempre disastrosi per l’economia statunitense”.

Il commento di Antonio Michael Zaccheo patron Carpineto 

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